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   :PG.Id: 40326
   :PG.Title: Discorsi Ebraici di Tolleranza e Felicità
   :PG.Released: 2012-07-24
   :PG.Rights: Public Domain
   :PG.Producer: Enrico Segre
   :PG.Producer: the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
   :DC.Creator: Naftalì Herz Weisel (Wessely)
   :DC.Creator: Elia Morpurgo (Sarcher)
   :DC.Title: Traduzione di Elia Morpurgo de' Discorsi Ebraici 
              di Tolleranza e Felicità diretti da Naftalì Herz Weisel
              agli Ebrei dimoranti ne' dominj dell'Augustissimo
              Imperadore Giuseppe II. il Giusto con le note del
              traduttore
   :DC.Language: it
   :DC.Created: 1783
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=========================================
Discorsi Ebraici di Tolleranza e Felicità
=========================================

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   :class: gesperrt

.. style:: title
   :class: x-large gesperrt center

.. |nbs| unicode:: U+00A0  .. non-breaking space
   :trim:

..

.. _`cap. 1`: `Capitolo I.`_
.. _2do: `Capitolo II.`_
.. _cap. 3: `CAPITOLO III.`_
.. _5 cap.: `CAPITOLO V.`_
.. _cap. 6: `CAPITOLO VI.`_
.. _cap. 7: `CAPITOLO VII.`_
.. _cap. 8: `CAPITOLO VIII.`_


.. container:: frontispiece

   [pg 1]

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   | :gesperrt:`TRADUZIONE`

   .. class:: center

   | :gesperrt:`DI ELIA MORPURGO`

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   | DE' DISCORSI EBRAICI

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   | DI TOLLERANZA E FELICITÀ

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   | DIRETTI DA NAFTALÌ HERZ WEISEL

   .. class:: center smaller

   | AGLI EBREI DIMORANTI NE' DOMINJ

   .. class:: center large

   | DELL'AUGUSTISSIMO IMPERADORE

   .. class:: center xx-large

   |   :gesperrt:`GIUSEPPE II.`

   .. class:: center x-large

   |   :gesperrt:`IL GIUSTO`.

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   |   CON LE NOTE DEL TRADUTTORE.
   
   .. image:: images/1-stemma.png
      :width: 50%
      :align: center
      :alt: [stemma]

   .. vfill::
   
   | GORIZIA, nella Ces. Reg. Privilegiata Stamperia Tommasini 1783.

.. container:: verso

  [pg 2]

  .. vfill::

  *Rex qui judicat in veritate pauperes, thronus ejus in æternum
  firmabitur.*

  .. class:: right

  Prov. cap. 29. v. 14.

  .. vfill::

.. mainmatter::

[pg 3]

*ALL'ERUDITO SIGNORE*
======================

.. class:: center large

| :gesperrt:`LEON GIUSEPPE MORPURGO`

.. class:: center

UNO DE' DIRETTORI DELLA MAGNIFICA _`COMUNITÀ`
DEGLI EBREI DELL'INCLITA CITTÀ E PORTO
FRANCO DI ANCONA, ecc.

|

.. dropcap:: G
  :lines: 2

Gli atti di amicizia co' quali mi avete distinto, esigeranno da me
in ogni tempo quelli della mia gratitudine. Eccovi dunque data ragione
di questa dedica che non ha le macchie d'interesse e di adulazione,
come tant'altre. Dirà forse taluno, che pecca di superbia;
ma il dica pure, che io non men dolgo. Sì: questa dedica ha la superbia
di presentarvi nell'idioma italiano l'inimitabile discorso del nostro
confratello Weisel già con tanti elogi publicato in ebraico, e con
tanta ansietà del publico tradotto ancora in tedesco ed in francese;
ed ha la superbia di presentare a voi, che vantate tra i non pochi
meriti personali que' conosciutissimi del genitore e fratello vostro, il
nome mio in attestato della mia riconoscenza. A questi sinceri detti,
so, che vi sentite disposto a riconoscer una sì fatta dedica meritevole
di esser letta: so, che s'io con questi principi l'andassi tessendo, non
vi ristuccherebbe dessa, come van facendo moltissime; ma, signore, io
mi ricordo, che voi siete uno de' direttori di coteste scuole, che siete
impiegato negli affari di cotesta università, che siete necessario al bene
de' vostri e degli amici; sicchè non vogl'io staccarsi da sì belle occupazioni.
Mi basta che sappiate, ch'io vi dedico la versione di un
opera degna di voi; ma che se ciò nol dico, nè co' ricercati termini
de' scioli, nè cogli eleganti de' letterati, ve lo spiego con quelli del
mio sincero rispetto e della mia vera amicizia, soscrivendomi per sempre

.. class:: right

   | Il vostro amico e congionto
   |   *Elia Morpurgo.*

[pg 4]

AMICO LETTORE.
==============

.. dropcap:: I
   :lines: 2

Io *ti presento un frutto di stagione, o sia un operetta analoga a
questi tempi. Ella è l'elogio della tolleranza di GIUSEPPE II.
IL GIUSTO con giustizia lodata da uno de' migliori letterati ebrei
del secolo presente. Questo esimio e profondo etico* [#]_ *loda col tuono
il più energico il clementissimo nostro sovrano per la grazia che
ha egli impartita all'abbattuta nostra nazione. Io giuro, che
non ho letto nè conosciuto quest'opera se non nel terminare il discorso* [#]_
*sul fine del quale l'ho citata; ma piccandomi di sincerità,
confesso in faccia al mondo tutto, che se io ho superato
nelle note e nelle estranee erudizioni, che sono una fatica di schiena,
il celebre autor della medesima, egli di gran lunga ha vinto
me nell'accuratezza, nello spirito, e nella sublimità del discorso.
Senza il riguardo di rimanere sicuramente da questo insigne autore
ecclissato, ho voluto giovarti con questa traduzione, e senza
riflettere alle critiche alle quali un traduttore va soggetto
per ogni picciola mancanza, ancorchè passabilmente la sua traduzione
riesca, mi sono accinto alla presente fatica. Gradiscila,
qualunque ti sembri, giacchè io non pretendo altro compenso da
te, che quello di essere amichevolmente criticato. Vivi felice.*

.. [#] Il nostro autore ha dato alla luce diverse opere, fra le quali quella che
   dà l'idea della vera sapienza, quella che spiega anzi parafrasa il trattato
   etico-misnico *Avòt*, e la traduzione del libro della sapienza con una
   eruditissima parafrasi.

.. [#] Il traduttore ha scritto un libriccino sulla medesima materia, l'anno
   scorso dato alle stampe.

[pg 5]

.. |frontone| image:: images/5_fronto.png
   :width: 100%
   :alt: 

.. _Capitolo I.:

|frontone| CAPITOLO I.
======================

.. dropcap:: D
  :lines: 4
  :image: images/5-drop.png

Disse il più saggio tra gli uomini, che *si ammaestri
il fanciullo secondo la capacità di lui; poichè
quando invecchierà, non devierà dall'ammaestramento
medesimo* [#]_. Questo testo contiene due proposizioni:
la prima, l'ammaestramento del giovine, cioè, che
egli ammaestrato sia in gioventù, mentre ha la mente libera
da' pensieri e dalle vanità del mondo, e dalla corruzione delle
cattive opinioni; poichè libera essendo come carta non scritta
la sua mente, facil cosa riesce l'insinuarvi le proposizioni vere
le quali perfettamente vi s'imprimono: la seconda, che è
relativa al temperamento suo, prescrive, ch'egli ammaestrato
venga secondo la natura e la forza del suo spirito; giacchè
uguali non essendo degli uomini i temperamenti nè le forze
dello spirito, ugualmente nemmeno, ciò che è facile concepirsi
e ritenersi da uno, facile sarà ritenersi e concepirsi da un
altro, e così a vicenda, come più diffusamente diremo al
[pg 6]
`cap. 8`_, bastando per ora lo stabilire, che se l'uomo sarà
educato da fanciullo, che è quanto dire in età tenera, ed a
seconda della propria natura, non prescinderà certamente neppure
invecchiando dalla educazione ricevuta.

.. [#] Prov. cap. 22, v. 6.


La educazione de' fanciulli israeliti deve essere divisa in due
parti: la prima consiste in una buona morale, o sia in quelle
cose che rendono quello in cui concorrono degno del nome
di uomo; indegno essendo (come spiegheremo in seguito) di
tale denominazione chi di virtù morali fornito non sia: la
seconda comprende la istruzione nella legge e prescrizioni divine,
cose superiori alla mente umana, che rivelate furono al
nostro gran maestro Moisè, il quale gode la vera pace, e
che incognite sarebbero anche a' primi savi del mondo se in
questo modo divino a noi tramandate non fossero; poichè desse
che dalla natura la sorgente loro non hanno, altro non
sono, che regole alle quali i soli figli di Giacobbe furono sottoposti.
Queste divine prescrizioni sono quelle che si leggono
già dettate nella legge del nostro suddetto maestro (sulla spiegazione
rivelatagli dal medesimo Iddio) col lume della profezia,
e che egli rivelò a Giosuè ed agli anziani di quel secolo.
Così passate sono da una bocca e da una generazione
all'altra sino al tempo della seconda emigrazione degli israeliti;
ma quando dispersa la nazione nelle quattro parti del mondo,
e ristrette, tra l'aumento delle sciagure, le cognizioni e le
potenze dello spirito, dubitarono gli antichi savi che in progresso
venisse la divina legge dimenticata, risolverono di unirne
in un codice le rivelazioni [#]_. Coteste sono appunto quelle
cose le quali, se non avessero la predetta divina origine e
se non fossero state in tal maniera alla posterità tramandate,
verun savio de' tempi, nè coll'arte, nè coll'ingegno le avrebbe
potute da se stesso produrre.

.. [#] Surenunzio nella prefazione della traduzion sua del Codice Misnà.

Non così può dirsi delle leggi morali che essendo dall'umana
[pg 7]
ragione dettate e dalla maggior parte degli uomini savi per
senso comune accordate, non furono in verun codice compilate;
poichè il saggio, o da se va formandone le idee, o le
rileva ed apprende dalle legislazioni universali de' suoi tempi.
Sotto il titolo poi di questa legge umana si comprendono le
leggi etiche, la buona disciplina, i buoni costumi, la civiltà,
ed il proprio ed elegante modo di esprimersi (cose tutte
che sono piantate nel cuore d'ogni uomo ragionevole, e che
l'uomo intelligente che n'è adornato le riguarda come mezzi
da conoscer meglio la legge di Dio, e le tracce ch'ella
prescrive, come diremo al `cap. 6`_) come pure la cognizione
della storia, della geografia, del gius publico, del gius civile
delle differenti provincie, e così pure le cognizioni matematiche,
cioè l'aritmetica, la geometria, l'astronomia ed
altre, li principj di cui sono quasi originati nell'uomo e nel
di lui intelletto, nel quale essendo piantati i principj comuni
coltivati con savio criterio, ne derivano le savie conseguenze
in qualsivoglia arte, o scienza la quale contiene tutte le
cognizioni fisiche, o sia le cognizioni delle differenti specie,
cioè il regno animale, vegetabile, minerale, e delle materie
elementari, le ragioni dell'aria, delle nubi e de' loro effetti, la
botanica, l'anatomia, la medicina, la chimica, ed altre scienze
umane, le quali l'uomo ha potuto concepire mediante il
di lui proprio intelletto, e migliorare con l'ajuto de' suoi sensi,
senza aver bisogno di una rivelazione divina, nè di un
codice che garantisca i secoli, perchè tali cognizioni non si
fossero perdute [#]_.

.. [#] Socrate, Platone, ed altri filosofi non hanno permesso ai loro
   discepoli di scrivere le lezioni; il primo rimproverò uno che ne scriveva alcune,
   asserendo, che egli più si fidava delle pelli degli animali morti, che di una
   memoria viva; ed il secondo ordinò ad un discepolo di bruciare un libretto in
   cui aveva egli scritte le ascoltate lezioni, dicendo, che fidandole ad un libro,
   perduto questo, esse sarebbero del pari perdute; ed all'incontro conservandole nella
   memoria, non si sarebbero mai perdute.

Questa legge umana, o sia morale, ha preceduta la rivelazione,
[pg 8]
o sia la divina legge, per lo che appunto conviene,
che l'uomo sino dalla sua età giovanile si avvezzi a temer
Dio con quelle massime ed opinioni che degno lo rendono
di chiamarsi uomo, e che con quelle egli si disponga ad apprendere
la legge di Dio e le sue prescrizioni, onde osservare
que' divini precetti che sono superiori alla mente umana,
e che formano il dovere di un vero israelita; e questo è
quello che i nostri savi rabini hanno notato con dire, che
già per il corso di 26 secoli la morale ha preceduta la legge
rivelata, poichè 26 secoli appunto sono trascorsi da Adamo
sino a Moisè, ne' quali ha servito di contegno la sola buona
morale che è ben spiegata da que' 7 precetti a cui noi
crediamo obbligato tutto il genere umano [#]_, li quali, qualora
vengano ben digeriti, sono accordati dal senso comune,
e convengono con tutte le leggi naturali, con le leggi comuni,
e con le filosofiche legislazioni che sono tutte comprese
sotto il nome di un contegno morale, e che giovano alla società
umana, instruendo l'uomo del modo di prevalersi del
mondo, perchè egli non solo sia esatto rispetto a se stesso;
ma anche lo instruiscano del modo con cui deve essere vantaggioso
al suo simile con il proprio contegno e con le rispettive
azioni, per lo che colui che manca nella legge umana,
ancorchè egli fosse bene instrutto nella legge divina e ne
facesse anco buon uso, non è vantaggioso al mondo per due
ragioni, la prima, perchè egli serve di un peso inutile alla
società, giacchè essendo incivile nella sua condotta nè avendo
la minima idea di mondo, il di lui contegno ne' mondani
affari, essendo fuori di proposito, non riesce di alcun vantaggio
all'uman genere; e la seconda, perchè quantunque la
[pg 9]
divina legge e le sue prescrizioni siano assai più elevate ed
estimabili della legge umana e morale; queste sono nulladimeno
tanto connesse e concatenate con essa, che dove l'umana
legge finisce, principia la divina; rivelandosi con questa
quelle cose che la mente umana non potrebbe da se concepire;
dal che nasce in conseguenza, che colui che ignora la
legge divina e conosce la morale, quantunque non possa far
godere de' suoi lumi i saggi d'Israele nella scienza legale; nulladimeno
riuscirà vantaggioso agli uomini di altre nazioni: per
l'opposto poi, chi non conosce una buona morale, comunque
sia egli instrutto nella legge divina, non è vantaggioso, nè
alla propria, nè alle altre nazioni; il che è molto bene spiegato
da' nostri savi con un loro ben instruttivo assioma, cioè,
che qualsivoglia savio nella legge, per esempio, un teologo
privo di scienza morale, è peggiore di un cadavere di una
bestia non macellata secondo il rito ebreo, vale a dire, che
un teologo privo di scienza non sia migliore di quell'animale
di cui in seguito alla legge divina ci è proibito di servirci
per un difetto legale; e che non essendo, nè schifoso,
nè ributtante, non è vietato fuorchè alla nostra società,
potendo gli altri uomini goderlo, a cui possiamo perciò venderlo [#]_;
ma costui è ancora peggiore, perchè non dirigendosi
secondo i precetti della vera morale, non è utile, nè
alla propria, nè alle altre nazioni; giacchè le teologiche di
lui cognizioni sono spregievoli alla propria nazione, ed il
contegno di lui si rende abbominevole e ributtante anche verso
le altre nazioni.

.. [#] Il nostro celebre Maimonide nel suo Jad achazakà, Tratt. de' Re, cap.
   9, art. 1, c'insegna, che questi siano, al numero di 6 precetti negativi, stati dati
   ad Adamo, allorchè proibita fugli l'idolatria, la bestemmia, l'omicidio, l'adulterio,
   il furto, e la violazione della giustizia; e che a Noè sia stato aggiunto
   l'altro della proibizione dell'uso della carne staccata da un animale vivo.

.. [#] Deuteron. cap. 14, v. 21.

[pg 10]




CAPITOLO II.
============

.. dropcap:: L
   :lines: 2

La legge morale ne' primitivi tempi era maneggiata dagli
uomini più rispettabili; ed i suoi dettami hanno formate
le unioni sociali, e fondate le monarchie, dividendo in
seguito i popoli in differenti gerarchie: parte di questi destinati
furono a presiedere al governo ed alla giudicatura, e parte
ad essere condottieri di armate in difesa dello stato: i più
savi hanno erette scuole per instruire la nazione nelle scienze
e nelle virtù, ed il rimanente del popolo è stato diviso, chi
alle arti meccaniche, e chi all'agricoltura; ed ogni differente
società ha stabilito certi usi e costumi, sì per trattare con i
propri individui, che per contenersi con gli estranei; e quindi
si è formato il diritto delle genti, affinchè questo serva di
base alle regole con le quali un regno od un popolo debba
trattare con l'altro; il che ha contribuito non solo a formare
de' trattati di pace; ma ancora delle alleanze che servirono
a communicarsi a vicenda le arti, le scienze, il commercio,
e concambio delle rispettive derrate, con il di cui
mezzo le differenti parti del mondo si sono collegate una con
l'altra, tendendo ognuna a cercare l'altrui pace e felicità,
sicuri essendo, che tanto il bene, che il male di una popolazione
influirebbe sul bene, o male dell'altra, ed in tal guisa
ogni privato può, e deve riuscire di vantaggio alla generale
popolazione dell'universo.

Nel modo istesso la legge morale ha servito di base fondamentale
al contegno de' capi rispettabili d'Israele; e sebbene
i re, i profeti, i ministri di Dio, e più di ogn'altro il nostro
legislatore Mosè cui gli statuti legali rivelati furono,
fosser stati da Dio ispirati; pure nulla per via di rivelazione
han saputo delle leggi morali, quantunque abbin appreso cose
maggiori; poichè al contegno morale il sommo Dio aveva già
provveduto nell'atto di creare il genere umano, con accordargli
[pg 11]
diverse cognizioni, e l'abilità altresì di poterle comprendere
da se stesso, riflettendo agli oggetti che la creata natura presentava
loro; e però poteva trarne delle massime conseguenti
ed atte a formar delle leggi e delle regole capaci a sostenere
le republiche in ogni parte, ed in qualsivoglia provincia che
esister potesse; e prima ancora che la divinità si fosse dimostrata
a' nostri santi maggiori, essi già erano perfettamente
instruiti di tutte le leggi umane, tanto ne' rispettivi diritti e
buon governo, quanto anche nelle cognizioni, e fisiche, e
speculative; ed abbenchè fossero illuminati dallo spirito divino,
nulladimeno non si sono allontanati da un simile contegno di
mondo, il quale si rese sempre indispensabile e necessario,
tanto per trattare con i privati, quanto col publico; e per
sostenere altresì proposizioni con grazia ed energia, e per incamminare
i trattati che dovevano indispensabilmente avere
con altri popoli, e così con i loro rispettivi sovrani, non
essendo possibile, che un uomo dirigga un popolo intiero, e
lo conservi in una buona armonia, senza essere un perfetto conoscitore
de' diritti publici e privati, e così pure dell'uman
cuore, e de' costumi ed inclinazioni delle nazioni.

E ciò è tanto più naturale, cioè, che allora quando i nostri
maggiori _`hanno preso un regolato sistema` abitando la terra
santa, fondando il loro regno secondo il dettame della divina
legge, e stabilendo le proprie tribù nelle città e distretti stati
loro assegnati, abbiano avuto bisogno maggiormente di un
contegno morale per stabilire i rispettivi tribunali di giustizia
e per disporre il governo con quell'ordine umano che fu poi
meglio perfezionato dalle divine prescrizioni, destinando maestri,
onde vegliassero all'educazione della gioventù, incaricandoli
di regolarla sul piano del divino volere; ed indi hanno
avuto bisogno di agrimensori par la giusta divisione delle terre,
e così pure degli architetti per piantare abitazioni, per
costruire torri, fortezze e fortificazioni, e per formare le città,
ed hanno avuto bisogno de' conoscitori dell'arte della
[pg 12]
guerra, e de' fabbricatori d'armi, degli aritmetici, degli astronomi,
e degli agricoltori, e di uomini abili a conoscere il
contegno de' regni, delle provincie, e de' rispettivi sovrani,
non meno che le loro religioni, le leggi, e le loro forze,
non che di aver attenzione a quello che succedeva giornalmente,
e così degli scrittori i quali scrivessero i fatti storici
che accadevano; il che si vede con ispecialità espresso nel
Paralipomenon [#]_, essendo queste cose tanto necessarie e per il
buon governo e per la durabilità del medesimo; ed a tutto
ciò non si nega, che sia superiore la legge divina, che egualmente
si deve conoscere affine di saper esercitare le funzioni
dalla medesima prescritte, e per mantenere un contegno divoto,
e per conseguire le cognizioni metafisiche che formano la
felicità dell'anima; in tutti i modi però queste due leggi sono
necessarie egualmente, perchè ambedue riconoscono il
medesimo divino autore, servendo la legge rivelata di ornamento
e di corona alla morale; e quantunque parte delle cognizioni
divine siano il decoro delle leggi umane presso tutte
le nazioni; si rende nulladimeno necessario, che la morale
preceda, e sia appunto la prima a piantarsi, non altrimenti
che precede l'infanzia e la gioventù alla maturità ed alla
rispettabile vecchiezza, la notte al giorno, ed il verno all'estate.
Così appunto la morale dispone l'anima la quale si
rende poi perfetta mediante le cognizioni maggiori, come
abbiamo dimostrato; e questo si è il contegno che ne' nostri
tempi si osserva, poichè tutte le nazioni che sussistono, che
riconoscono la subordinazione, e che amano la tranquillità,
devono tuttociò alle leggi della buona morale con cui si regolano,
procurando a tutti i sudditi una lingua istessa, ed
un contegno eguale ne' professori di arti, scienze, o lettere,
potendo ognuno appigliarsi a quell'arte o scienza che più gli
aggrada, ed a cui meglio inclina; e mediante un tale
[pg 13]
contegno viene sostenuta la società: contegno, che dal più al
meno è osservato in qualunque paese; essendo per altro considerabile,
che a misura che un paese viene trattato con
buona morale, a misura è ancora felice, savio, potente,
onorato, e rispettato; ove all'opposto qualora vi manchi
il buon costume, il paese decade, non solo nel credito; ma
ancora nella felicità: ciocchè è tanto noto universalmente,
che non occorrono prove per accertarlo.

.. [#] Paralipom. Lib. I, cap. 29, v. 29, 30.



CAPITOLO III.
=============

.. dropcap:: S
   :lines: 2

Se v'ha popolo alcuno nell'universo che non sia versato
quanto conviene sulle leggi umane, e che abbia altresì
nella sua gioventù e nelle proprie scuole trascurati gli studi
del jus, della fisica, e delle matematiche, un tale popolo siamo
noi certamente israeliti dispersi ne' differenti dominj di
Europa, dimoranti nella maggior parte de' suoi regni, avendo
intieramente abbandonati sì rispettabili e vantaggiosi studi,
e specialmente li popolatori dell'Allemagna, e della Polonia, [#]_
molti de' quali sono uomini di profondo sapere,
di un giusto criterio, e di buona morale dotati, e timorati
di Dio; ma il loro studio dall'infanzia è stato sempre quello
della legge divina e de' suoi precetti, avendo poi la notizia
delle leggi umane intieramente trascurata, ignorando ben
anco la grammatica della propria santa lingua, non conoscendo
la bellezza, la forza, l'eloquenza, la grazia della medesima,
dalla quale risultano tante belle e savie cognizioni, essendo
conseguentemente naturale, che non sappiano ben parlare la
lingua della nazione, tra cui si contan non pochi i quali non
[pg 14]
sanno neppur leggerla, e tanto meno scriverla, ignorano la Geografia,
non conoscono punto la storia, e così pure non hanno
la menoma idea della legge civile, della fisica, delle matematiche;
poichè non furono mai istruiti da' genitori, o da' maestri,
appunto perchè i genitori istessi non avevano di tutto ciò
alcun principio; che anzi neppure i fondamenti della medesima
fede non vengono a dovere insegnati, nè la gioventù li apprende
con un metodo eguale. Nelle nostre scuole non si studia,
nè l'etica, nè la metafisica, e que' pochi scolari che hanno la
grazia di Dio di aver riportato qualche profitto dagli studi della
divina legge, fatti adulti, con loro sensibile dispiacere conoscono
quanto loro manchi, e quindi nasce quella dura fatica di rimediare
a' difetti dell'educazione, e per guadagnarsi le opportune
cognizioni, devono cercarle nelle conversazioni, o mendicarle
da' libri talvolta mal digeriti, e mendicarle senza ordine e con
poco profitto, formandosi un'erudizione irregolare, poichè
una cognizione chiara delle scienze non si trova nella nostra
nazione, fuorchè in pochi privati che si sono dati alle scienze
ed alle virtù; ed apprendendo le lingue onde capire i libri
delle differenti nazioni, si formarono da se quasi una sorgente
di cognizioni, approfittando senza maestri e senza l'assistenza
de' loro genitori, e questi tali sono stati guidati unicamente dal
vero amore della virtù. Soggetti però di tale fatta sono pochissimi [#]_;
ed il volgo che non si è dato allo studio sacro, per
lo più resta privo intieramente delle vere leggi umane, e manca
conseguentemente allo stesso la rettorica, la morale, le scienze
e le arti; cosicchè sprovvisti somiglianti uomini di tali lumi,
riescono inutili alla società. Un tale difetto è andato crescendo
nella nostra nazione da un secolo all'altro, e vige ancora
al presente, senzacchè nessuno avesse pensato o cercato
[pg 15]
di levarci il velo dell'ignoranza con cui siamo stati sgraziatamente
coperti.

.. [#] Questo è un tratto della modestia dell'autore; giacchè il traduttore nel
   citato suo discorso ha provato, che nel corso di pochi anni li fratelli di lui ebrei
   Allemanni hanno prodotte cinquanta e più opere letterarie; e la maggior parte
   in materie profonde, e nelle lingue latina, tedesca, e francese.

.. [#] Quì il nostro autore fa un modesto ritratto del celebre filosofo, e metafisico
   sig. _`Mosè Mendelssohn`, e di altri suoi simili, i quali dalle nostre sacre
   cognizioni, e dalla lettura de' medesimi filosofi sono giunti al sublime grado delle
   vere cognizioni.

Non vi stupite però, o miei fratelli, se un tal male ci sia
accaduto, e se quella nazione che ne' primitivi tempi fu da
Dio istesso chiamata per savia ed intelligente, e che fu data
alle altre nazioni per modello, siasi poi in progresso di tempo
guastata nelle cognizioni umane e ridotta perciò inferiore alle
altre nazioni, trascurando quegli studi che rendono rispettabili
chi le possiede, quantunque questa nazione medesima continui
nello studio della divina legge e nelle cognizioni dello
spirito, e quantunque il maggior numero de' nostri confessi si
applichi fervorosamente a questi studi: non vi stupite, ripeto,
se fra gli individui nostri ve ne siano alcuni di sopraffino intendimento,
di acutissimo ingegno, non solamente ne' nostri
studi, ma ancora in qualunque altra applicazione; e che ciononostante
ignorino le scienze e le cognizioni che formano la
legge morale; poichè, sappiate o miei amati fratelli, che la
colpa non è nostra, nè abbiamo motivo di querelarsi del proprio
contegno, nè di lamentarsi di noi medesimi; ma dobbiamo
incolpare bensì quelle nazioni le quali ci hanno preceduto
da mille e più anni in quà, e che ci hanno tanto malamente
trattati con i decreti de' loro sovrani e ministri, avendo
con le loro legislazioni cercato di abbassarci, e di annichilirci,
imponendoci delle leggi contrarie alla ragione. Essi sono
quelli che ci hanno resi incapaci di conservare una sana morale,
abbattendo il nostro spirito, sino ad umiliare il nostro
coraggio, obbligandoci a trascurare le scienze umane; e da
quel tempo in poi avviliti gli animi de' nostri predecessori,
non furon suscettibili di quella forza che si richiede per proseguire
nel cammino delle morali cognizioni. Questo è che
ha ridotti i nostri maggiori ad abborrire tutti gli studi naturali,
perchè furono esclusi da tutti que' suffragi a' quali
Iddio ha ammesse tutte le sue creature dall'una all'altra parte
dell'universo; e però lor mal grado abbandonarono quelle
[pg 16]
cognizioni, e quegli studi i quali hanno per scopo il
contegno, come sarebbero le cognizioni di astronomia, di
agricoltura, di nautica, di fortificazione, del jus privato e
publico, cose da loro riputate per superflue, riflettendo, che
le nazioni li trattavano da nemici, non curavano i loro consigli,
e non facevano conto alcuno della loro robustezza. Dicevan
quindi: *Noi non siamo abilitati a possedere terreni, nè a
sostenere impieghi; trascuriamo dunque tutti gli studi, e diamoci
intieramente al commercio, onde procurarci qualche sostegno e
nutrire le nostre proli; dacchè il solo ed unico commercio ci è permesso,
ed anche questo con pesi enormi e con ristrettissime limitazioni,
confidiamo in Dio, non studiando, fuorchè gli oggetti di
religione i quali ci guideranno alla futura felicità, giacchè questi
sono i doveri precisi per i quali Iddio ha contratta l'alleanza con
i nostri maggiori.*

Li pochi letterati poi, li quali, come si è detto, si sono
da se stessi formati, hanno trascurato d'istruire i loro allievi
nelle scienze, e nelle belle arti, sapendo per pratica, che
il dolce delle scienze non si possa gustare da chi è amareggiato
nell'animo, conoscendo essi, che quand'anche li avessero
ben istruiti ne' doveri dell'amore dovuto al loro simile,
che è la corona ed il fregio di tutte le civili e morali cognizioni;
pure non li avrebber posti in pratica, dacchè dovean
vivere in mezzo a quelle nazioni da cui venivano continuamente
imposturati, macchinando contro di loro, ed inventando
mille false imputazioni, per aver campo d'isfogare
il loro ingiusto odio, o la vergognosa loro avarizia, con delle
crudeltà inaudite, e dacchè prevedevano, che il loro amore
per simili prossimi sarebbe stato contracambiato con l'odio;
anzi, che se le proli fossero state _`istruite` a dovere nella lingua
del paese per modo che avessero potuto presentarsi alle
corti ed ai magistrati, non sarebbero state ascoltate, giacchè
i loro talenti non erano punto stimati, e le migliori loro
produzioni sarebbero state ributtate, e dacchè finalmente
[pg 17]
congetturavano, che se venivano istrutte nella fisica e nella
matematica, si sarebbero in progresso disgustate, perchè non
vi avrebber trovati vantaggi reali; stantecchè non avendo campo
di adoperarsi nell'agricoltura, nè nell'architettura, nè in
qualsivoglia altra professione, attesa l'inibizione, non averebbero
da' loro studi riportato il bramato effetto; ed essendosi in
progresso di tanti secoli dimenticata la nazione dello studio
e dell'esercizio delle scienze, non vi fu più il caso di riacquistarle,
nè anco in que' medesimi stati ne' quali regnarono
i più clementi sovrani, da cui ci fu accordato qualche raggio
di grazia, e ci fu allegerito il peso della sofferta schiavitù,
perchè le cognizioni erano nella nostra nazione affatto
perdute.

Nella lingua ebrea non avevamo libri che c'istruissero,
e le lingue delle altre nazioni non le conoscevamo e non
ne potevamo approfittare, perchè esclusi dalle publiche scuole;
giacchè ne' tempi di persecuzione ci hanno talmente proscritti
ed allontanati dal commercio delle nazioni, che non
avendo se non se poca occasione di trattarle, non conoscevamo
più nè le loro lingue, nè i loro libri; e tanto meno potevamo
con eleganza spiegarci: allorchè poi le più forti persecuzioni
ci hanno obbligati a dover emigrare da una in altra
provincia, ci siamo scordati una parte della lingua della
patria che abbandonavamo, imparando una confusa parte
di quella del paese che ci ammetteva, avendo per conseguenza
formata una lingua barbara e male pronunciata; e così
di noi è accaduto quanto si legge nella storia delle nostre vicende,
la quale facendoci fremere, rende anche maraviglia
come fossimo restati un corpo di nazione [#]_ a fronte di
[pg 18]
tante persecuzioni, espulsioni, e martirj, e come abbiamo potuto
resistere ad una corrente sì forte: così pure è da stupirsi
come a fronte di tuttociò siano tra noi rimasti tanti
umani e plausibili usi, ed una sana morale con cui ci siam
regolati; questo però è un effetto della sacrosanta divina legge,
la quale, anche allora che mancarono le scienze, è stata
capace a formare il nostro spirito, inspirandoci sentimenti di
morale e di pietà, allontanandoci dalla barbarie e da passare
a' criminali da cui per la Dio grazia siamo restati illesi,
poichè noi non abbiamo in alcun tempo avuta parte nelle
congiure o sollevazioni, abbiamo macchinati assassinj o
insidie; anzi in ogni tempo ci siamo dimostrati fedeli e rispettosi
a' sovrani che ci hanno dominato, ed alli paesi che
ci hanno sofferto, sempre pregando Dio per la prosperità del
paese in particolare, e del mondo in generale [#]_; e quantunque
ci siamo veduti maltrattati ed abbattuti, ci siamo
consolati con la nostra innocenza, pensando, che il mal contegno
delle altre nazioni verso di noi era un effetto del pregiudizio
inveterato, tanto ne' popoli, quanto in alcuni che li
governavano (pregiudizio che dura ancor di presente per
abito): motivo appunto per cui abbiamo pregato il sommo
Dio di voler mutare i loro cuori, affinchè ci riguardino una
volta con occhio umano, e ci usino i tratti di tolleranza e
di benevolenza, la quale si è meritata dal nostro umile e
sofferente contegno.

.. [#] Il Benverga nel suo Scevèt Jeudà, un altro spagnuolo nel suo libro intitolato
   le tribolazioni d'Israello, e Abarbanel nelle sue opere, hanno dato conto
   delle persecuzioni sofferte; ma più fusamente il sig. de Basnage nella sua storia
   ebraica.


In questo modo le cose sono passate da un secolo all'altro,
e tali ancora si conservano, perchè quantunque in
molti regni si sono veduti principi tolleranti, e massime in
questo secolo nel quale i sovrani di Europa sono filosofi amici
dell'uomo, e tolleranti, e da cui anzi riceviamo distinte
[pg 19]
grazie (del che Dio sia il rimuneratore); nulladimeno non
è cessata la durezza delle antiche leggi, e degli invecchiati
pregiudizi che ci hanno impedito l'uso delle arti e scienze,
ed allontanati dalla società, come abbiamo dimostrato nel
`cap. 1`_, e `2do`_: pregiudizi che sono troppo radicati ne' cuori
del minuto popolo, ne' quali il pregiudizio è solito a piantar
radice, ed il buon criterio rare volte vince od è capace
di estirparli; poichè quand'anco l'amico dell'uomo formi
per un momento idee di filosofica tolleranza, l'uso ed il pregiudizio
ne offusca le idee; e questo è ciò che ha causato,
che nessuno si sia mosso a pietà di una sì grande quantità di
poveri innocenti che pensano sempre al bene, alla quiete, ed
alla tranquillità, e che non hanno altra colpa fuorchè quella
di essere nati figli d'Israele, e di conservare la primitiva
credenza, come tutte le altre nazioni conservano quella religione
che hanno succhiata con il latte materno; e quantunque
noi crediamo in un solo ed unico Dio che è padre
universale (principio che è comune a tutti i nostri fratelli
figli di Adamo popolatori dell'Europa, come a que' nostri
simili che popolavano l'Asia e l'Africa), e tuttochè la nostra
legge insegni l'amore dovuto al nostro prossimo, ed il
contegno di pace e di buona morale, ciocchè serve di base
fondamentale, tanto alla legge degli europei, _`quanto a quella`
de' maomettani; contuttociò nessuno ci ha riguardato con buon
occhio, nè ebbe per noi riguardi favorevoli, per modo che,
dubitando di mai più essere favoriti, ne disperavamo intieramente.

.. [#] Il traduttore nel suo citato discorso ha provato questo contegno con le
   scritture sacre, con gli storici della nazione, e con la pratica ancora, come si
   vede nella sua citazione dalla pag. [pg 13]_ sino alla pag. [pg 17]_.


[pg 20]




CAPITOLO IV.
============

.. dropcap:: M
   :lines: 2

Ma nulladimeno gli eventi non corrispondono sempre alle
umane aspettazioni, perchè ogni cosa ha il suo tempo
determinato, ed ogni avvenimento di questo mondo ha il suo
termine [#]_, e dal momento che Dio ha creato cielo e terra,
ha prescritti gli eventi delle rispettive epoche del mondo,
or felici ed or funesti; giacchè leggendo nel futuro, e
conoscendo le generazioni prima ancora che esistano, prevede
tutto quello che accaderà sino alla consumazione de' secoli; e
come che da un secolo all'altro sempre più si sviluppano gli
arcani della natura, e si scuoprono nuove invenzioni, tanto
nelle arti, _`quanto nelle scienze`, come in grazia d'esempio la
scoperta dell'America, l'invenzione utile della stampa, l'invenzione
terribile della polvere di fucile, le differenti qualità
delle macchine elettriche, ottiche, e cose simili; così ha egli
ab eterno destinato chi debba regnare, dirigere, e governare
i secoli rispettivi: egli eleva i re al trono, perchè siano gli
stromenti della sua volontà, e per operare col loro mezzo
gli effetti della di lui grazia, o giustizia, e quindi è che il
profeta Isaia predicesse 300 anni prima del tempo la distruzione
di Babilonia, e chi ne dovesse in seguito essere il conquistatore
da lui espressamente nominato [#]_, ed un altro
profeta predisse a Geroboamo, che nascerebbe un figlio nella
real casa di Davide che sarà chiamato Jozia ben 200 anni
prima, ed il savio re Salomone distinse la somma differenza
fra i differenti tempi che passano per tutti li popolatori
del mondo li quali, o per bene o per male, si estendono
e comprendono le generali nazioni o popolazioni,
[pg 21]
segnando tra questi i vari tempi di amore o di odio [#]_; così
sarà questa l'epoca felice destinata a sradicare l'odio irragionevole
che passa tra le varie società del genere umano: odio
ingiusto che riconosce una incompetente origine perchè ha
per base la diversità di religione e di culto. Oh secolo illuminato!
Adorate la bontà divina che ha elevato l'eroe, il
restauratore dell'umanità :gesperrt:`GIUSEPPE II`, la di cui gloria
sia inalzata, il quale oltre il di lui sapere, buon governo
e valore guerriero, cose più sorprendenti sentiamo che abbia
stabilite publicando le leggi di tolleranza generalmente per
tutti li felici suoi popoli _`i quali hanno per base` l'amore del
genere umano, e nell'impartire le sue sovrane beneficenze non
ha trascurato il popolo il più povero, il più abbattuto, i figli
d'Israello da tanti secoli dimenticati, ordinando anche a
nostro prò favorevoli e consolanti leggi, non altrimenti che
un vero padre a' cari figli, come un precettore diligente agli
amati suoi discepoli, e come un clemente sovrano a' sudditi
i più fedeli, aprendo per la loro sussistenza le più facili vie,
permettendo l'agricoltura, animando alle arti, levando gli
ostacoli e le restrizioni, a cui il nostro commercio andava soggetto.
Questo prode sovrano ha conosciuta la nostra infelicità;
e perchè pochi di noi parlavano perfettamente la lingua tedesca
per le ragioni descritte al `cap. 3`_, per la di cui mancanza
era impedita l'intelligenza de' migliori libri, e ci rendeva
conseguentemente inerti alla storia, alla fisica, al jus, ed alla
matematica, onde poi nacque che non eravamo in grado di
poterci spiegare nè con la corte, nè con li dicasteri, nè con
la nobiltà, perciò ha destinato un retto sistema, comandando,
che fossero stabilite scuole in cui li nostri figli apprendessero
a ben scrivere e leggere nell'idioma tedesco, e che fossero
anzi composti libri di sana morale analoghi però alla
[pg 22]
propria religione, affinchè le tenere proli imparassero un buon
contegno ed una morigerata condotta; giacchè le matematiche,
la filosofia e la fisica, essendo analoghe a' principj comuni,
potevano i nostri figli impararle con tutti gli altri sudditi
nelle publiche università nelle quali non si trattan differenze
che riguardino la religione, ond'è che son comuni a
tutto il genere umano: tuttociò per rimediare a' corsi mali,
per rimettere i danni causati in tempo di odio e di persecuzione,
come s'è detto al `cap. 3`_, e perchè noi ci rendiamo attivi,
ed utili alla republica, ed allo stato colle arti, colle scienze, e
con gl'impieghi. Felice quel sovrano che pensa tanto egregiamente,
giacchè è stato prescielto da Dio a far bene e grazie a
tutto il genere umano! Esso è l'istromento di cui Dio si
serve per operare nel mondo sorprendenti imprese. Di lui si
può dire con verità, che molti eroi si sono distinti, ma che
egli li abbia oltrepassati tutti, giacchè un tale contegno prova
una vera superiorità di spirito, sapendo superare i pregiudizi
comuni che si trovano invalsi in molti, ed a seconda de'
quali si è formata l'educazione già per il corso di tanti secoli:
pregiudizi adottati da tanti secoli, e che egli ha superati,
dimostrando la sua pietà, e la sua giustizia, volendo,
che gli uomini si amino tra loro fraternamente, e vivano in
una morale e pacifica unione. Per lui ha scritto il savio re
Salomone: *Meglio è il tollerante, che il conquistatore: e migliore
è quello che domina il proprio spirito, che quello che
conquista città.* Un sì grande sovrano assista Dio Signore,
egli lo difenda e lo garantisca da qualsivoglia sinistro evento;
e la pacifica fabbrica di savia tolleranza che ha egli
eretta, di modello serva agli altri principi della terra, affine
di rendere comune la pace, e la buona armonia nel mondo [#]_.
Si renda immortale il di lui nome, e le nazioni
[pg 23]
tutte lo rispettino, imitando il suo esempio; ed il suo impareggiabile
merito sia conservato nel cielo per tutti i tempi
dell'eternità.

.. [#] Eccl. cap. 3, v. 1.

.. [#] Reg. lib. 1, cap. 10, v. 1.

.. [#] Eccl. cap. 3, v. 9.

.. [#] _`È nostro uso` di aggiugnere una benedizione al nome del sovrano.




CAPITOLO V.
===========


.. dropcap:: E
   :lines: 2

E Voi, o miei fratelli e figli d'Israello che godete la felicità
di essere sudditi di un sì pio monarca, quale gratitudine
dimostrarete, onde compensare in parte al gran vantaggio
ch'egli vi destina, o cosa potrete fare onde rendervene
degni? Non potrete al certo, se non porgere sincere
e fervorose preci al sommo Dio per la di lui felicità, e per
l'esaltazione del suo Impero, ubbidendo a quanto vi ha imposto;
e poichè esso non esige da voi, fuorchè quello che
forma la vostra felicità, ammettendovi all'agricoltura, all'esercizio
delle arti, ed alla libertà del commercio, è necessario
dunque, che, accordando Dio la sua benedizione alle vostre
imprese, trattando voi con la nobiltà, co' dicasteri e con la
sovrana corte, abbandoniate quegli atti di cattiva grazia a cui
vi hanno condotti le persecuzioni de' trascorsi tempi, e rinunziate
alla cattiva pronunzia ed a' termini vili e barbari,
addestrandovi alla purità delle lingue, procurando, che i vostri
figli imparino le grammatiche delle lingue che si usano ne'
paesi ove voi dimorate, e che apprendano le leggi, la fisica,
le matematiche, ed altresì le belle lettere; onde essendo ammessi
alle publiche società, e dovendo quindi di parecchie materie
parlare, a misura appunto che si presenta l'incontro, non
compariscano, come ora, di tutto ciò affatto digiuni ed addormentati,
o immersi nell'ignoranza; e ciò tanto più, quantochè
queste umane cognizioni sono molto opportune per l'intelligenza
della divina legge, alla quale noi siamo tanto attaccati.

La trascuratezza sino ad ora avuta nell'imparare le lingue
[pg 24]
delle rispettive provincie in cui abitiamo, e l'incapacità di
parlare purgatamente, ha partorita la troppo funesta conseguenza
di mal appena conoscere la lingua ebrea e forse anco
la di lei grammatica, e così la poesia e la rettorica; e conseguentemente
non approfittandosi di questi vantaggi che si ricavano
da quelli i quali intendono le lingue, non giungiamo
a perfettamente comprendere le frasi della scrittura sacra,
la quale, oltre alle felicità future che a noi promette nell'altra
vita, supposta però sempre l'osservanza de' suoi precetti,
facilita inoltre la felicità in questa vita umana, poichè istruisce
l'uomo con leggi tendenti ad usare un buon contegno savio
e morale in tutte le sue azioni: motivo che ha determinato
l'eccellentissimo sig. Moisè Mendelssohn a tradurre in tedesco
il Pentateuco con grande eleganza, in grazia appunto
della pratica nel sopraddetto idioma, e dell'erudizione nelle
scienze: opera con cui ha egli alla nazione reso _`un'importante`
servigio, come si vedrà al `cap. 7`_.


E così gli studi fisici, legali e matematici, non solo fanno
sommo onore a chi li possiede, non solo lo rendono utile allo
stato ed agli individui di cui è parte; ma sono inoltre in grado
di sostenere la fede, radicando l'amore ed il timor di Dio,
e sono utili altresì per essere capaci di rendere più rispettabili
i sacri libri, e la rivelazione nella sua società; e perciò li nostri
letterati hanno bisogno di sapere la cronologia e la storia,
onde conoscere le antiche rivoluzioni del mondo, come per
esempio: chi, e quali fossero gli antichi possessori delle provincie,
e come dall'uno all'altro siansi devolute? Come siansi
formati i regni, e d'onde abbiano la loro origine li differenti
_`nomi che hanno avuto` gli stati, e le nazioni? Quali fossero
li loro costumi, quale la storia e le legislazioni? Queste
notizie giovano, tuttochè siano esse profane all'intelligenza
della divina scrittura, da cui ci viene delineata l'idea della
divisione della terra tra li figli di Noè, e così pure l'idea
de' nomi delle provincie originate da' nomi di queste
[pg 25]
famiglie che in allora le popolavano, come del regno di Nembrot,
quello de' Siri, la guerra de' cinque re contro quattro
ne' tempi del patriarca Abramo, e così de' paesi che hanno
occupati, e molte altre simili storie scritte da Mosè e da
altri profeti ne' rispettivi loro libri; poichè colui che non possiede
una vera idea dell'antichità, reputa, come altrettanti sogni,
questi racconti; nè può con fondamento appagarsi. Cognizioni
sono queste le quali sono incamminate a promuovere,
e l'amore, ed il timore di Dio; poichè conoscendo gli antichi
costumi delle trascorse nazioni, si giunge a conseguentemente
capire, come, essendosi gli antecessori scostati dalla sana
morale, Iddio li abbia proscritti, e perchè tra tutti prescielto
avesse il patriarca Abramo (che gode la vera pace) contraendo
secolui una perpetua alleanza per se e suoi successori; e
si arriva a comprendere, che la legge ed i precetti divini
siano stati dati, affine di sottrarci dal corrotto ed abbominevole
contegno delle nazioni idolatre; e si capisce la verità di
qualsivoglia proposizione delle sacre carte utili ed instruttive.

Con questo mezzo sarà ben regolata la fantasia delli giovani
studiosi che si avezzeranno a pensare con aggiustatezza,
senza formarsi idee false, o tessere racconti di vecchiarelle, di
romanzi, o favole, come furono in vari tempi inventati, e
così pure l'uomo resta dalla storia instrutto, leggendo i fatti
accaduti alle nazioni già corse, ne' loro usi, condotte, invenzioni,
e riflettendo ai loro successi, conoscerà il buon effetto
della vera condotta, e della giusta direzione, _`vedendo prosperare`
intere monarchie, e produrre sommi eroi e letterati,
ed osserverà inoltre, come un cattivo contegno abbia precipitate
le maggiori provincie che si sono distrutte, perdendo
anche nelle loro ruine que' direttori che si avevano meritata
una grande riputazione; certo essendo che simili cognizioni
sollevino l'uomo sopra l'ignorante volgo il quale dorme
vegliando, e così pure la cognizione della geografia, da cui
ci viene esibita l'estensione del globo, la sua divisione in
[pg 26]
provincie, li rispettivi limiti delli differenti stati, ed a quali gradi
di latitudine e di longitudine essi siano situati, le diverse
situazioni e denominazioni de' mari e de' fiumi: cognizioni,
che sono egualmente utili, come appunto la storia per l'intelligenza
della divina scrittura, ed affine di comprendere quali
differenti provincie siano state assegnate alli diversi discendenti
di Noè, li viaggi del patriarca Abramo, li veri limiti e
confini di terra santa, il viaggio delli nostri maggiori nel deserto,
e i mari ed i fiumi che sono nella sacra scrittura descritti:
cognizioni che riescono strane, e di difficile intelligenza
a chi è di tali notizie privo, come lo dimostra l'esperienza;
e per contrario chi è di simili cognizioni dotato, comprova
que' fatti colla naturale evidenza.

Si rende poi del pari utile la conoscenza dello stato presente
di tutte le nazioni, il loro commercio, i loro costumi,
le differenti religioni: cose tutte che servono a facilitare il
commercio, ed a fare un onesta comparsa nelle pulite ed erudite
conversazioni.

Non v'ha dubbio, che le cognizioni fisiche de' vegetabili,
degli animali, de' minerali, e delle materie elementari, come
quelle altresì dell'aritmetica, dell'agrimensura, dell'architettura,
e dell'astronomia, sono essenzialmente necessarie
per l'uso della religione ed intelligenza delle sacre carte;
giacchè con queste si spiegano le proporzioni delle distanze
necessarie nelle differenti piantagioni, per l'intelligenza del
corso delli due astri maggiori tanto necessaria per la rispettiva
destinazione delle feste: la cognizione fisica degli animali che
sono permessi, e di quelli che ci sono proibiti, e per quelli
che trascurano simili cognizioni, il profeta ha scritto il rimprovero
dicendo, che non riguardano le opere di Dio, nè
considerano le opere delle di lui mani [#]_; per quello poi
che le studia, Salomone promette, che allora concepirà il
[pg 27]
timore di Dio [#]_; giacchè con il mezzo delle scienze l'uomo
comprende la grandezza di Dio, la di lui forza e potere,
e ciò lo porta ad un maggior rispetto e divozione per il di
lui fattore, e su di ciò non è bisogno di maggiormente diffondersi,
mentre gli antichi nostri autori, di buona memoria,
si sono bastantemente spiegati; e poichè Sua Maestà Imperiale
ha ingionta la coltivazione delle scienze, li di lui ordini sono
in vero consolanti, essendo la verità cara a Dio, è giusto altresì
di obbedire a questo sovrano comando tanto dilettevole
e vantaggioso.

.. [#] Isaja cap. 5, v. 12.

.. [#] Proverb. cap. 2, v. 5.




CAPITOLO VI.
============


.. dropcap:: O
   :lines: 2

Oltre a ciò ha bisogno la nostra nazione di compilare ed
unire di bel nuovo gli articoli di fede, e le massime di
religione e di buon costume, onde instruire i nostri figli nelle
nuove scuole, ed anco a ciò ha proveduto S. M. Imperiale
con la sua savia providenza, ordinando, che ci serviamo de'
libri di morale analoghi a questi tempi, e diretti da una sana
filosofia, onde col mezzo di questi venga impresso nella
gioventù un vero contegno; ed allorchè rifletteremo con esattezza,
concluderemo certamente, che il lume di tutte le morali
scienze sia ecclissato dal forte splendore che tramandano
li precetti morali della divina legge; ma il lume della sacra
morale non si può così facilmente capire dalli principianti
studiosi, perchè il rilevare le profonde massime ed il buon
contegno dalla fonte originale, e da' profondi divini oracoli,
ella è opera di uomini savi e provetti, e non già, come dissi,
di principianti; essendo a ciò necessaria una profonda cognizione,
ed un criterio non ordinario; ed in conseguenza è
indispensabile che sia prima compilato un libro riguardo agli
[pg 28]
articoli della fede alla quale ogni israelita è tenuto di credere;
libro che sia scritto con una frase chiara, ed assai intelligibile;
e che l'autore proporzioni il suo stile all'abilità de'
scolari che devono essere instruiti, affinchè tutti nell'infanzia
imparino con una medesima formalità gli articoli di fede, e
tuttocciò che da essi deriva, provando ogni articolo con li
testi scritturali dai quali ciascun articolo proviene, e ciò affinchè
restino informati nella loro religione, ed affinchè pure
di questa restino interamente persuasi e convinti dell'origine
delle cose nella vera loro sorgente; cosicchè anche quelli che
non saranno in grado di avanzare nelle scuole, non manchino
di sapere metodicamente quelle cose le quali sono proficue
e necessarie per renderli felici nell'una e nell'altra vita [#]_.

.. [#] Oportunamente è stato scritto dal dotto Rabino Simone Calimani di
   Venezia un Catechismo in italiano per la gioventù ebrea, e questo,
   che è già sortito da' torchi del Ces. Reg. privilegiato Stampatore 
   Giacomo Tommasini di Gorizia, è prossimo a venire alla luce da' torchi
   medesimi in lingua ebraica e tedesca.

E' poi necessaria del pari ancora la compilazione di altri
libri di savia instruzione per le scuole, parte intorno a' precetti
morali che formano una parte della legge umana, e che
sono strettamente connessi con la legge divina, ed alcuni ancora
sulle virtù dell'anima e le sue potenze le quali influiscono su
i costumi, mediante le quali essa opera, come sarebbe a dire
la virtù e l'ignoranza, la fermezza e l'instabilità, l'allegrezza
e la melanconia, l'amore e l'odio, la generosità e l'avarizia,
e molte simili cose; ed essendochè quasi tutti i buoni
costumi sono connessi con li divini precetti, come il non desiderare
la casa altrui [#]_ , il non vendicarsi ed il non serbar
odio [#]_ , il non odiare internamente il suo simile [#]_, l'amare
il suo prossimo come se stesso [#]_, oltre a quelli che si
[pg 29]
vedono sparsi negli altri libri inspirati, come per esempio, è
abbominato da Dio ogni perverso di cuore [#]_, abbomina Dio
qualunque superbo [#]_ , e molti simili divini precetti e morali
avvertimenti; quindi è necessario, che li compilatori ricavino
le loro sane sentenze dalla sacra fonte della rivelazione,
esponendole con buon criterio ed ottimo sistema, affinchè queste
cose persuadino le loro menti, aprendo loro l'ingegno onde
approfittare delle istruzioni col mezzo di queste regole, e
reggere con queste le loro azioni, onde con un savio e divoto
contegno siano amati da Dio e dal mondo savio, come
insegnò Salomone nel principio de' suoi divini proverbi [#]_
*per ricevere l'instruzione della prudenza, la giustizia, il giudizio,
e la rettitudine*; giacchè l'instruzioni della divina legge,
quando sono giudiziosamente esaminate e ben capite, si fondano
tutte nella giustizia, nel giudizio, e nella rettitudine; e
sono bastanti a persuadere qualsivoglia oggetto pensante, nè
sono esse opposte in verun modo alla sana morale de' filosofi
e delle altre nazioni, come non sia vero giammai, che alcun
precetto divino fosse soggetto a qualsisia eccezzione, e che
qualunque scritta legislazione avesse trovato, che un solo di
questi precetti avesse servito d'intoppo a qualsivoglia giusto
affare, e questo non si potrà mai dire, non solo della divina
scrittura; ma neppure delle leggi de' nostri savi rabini, allorchè
siano veramente e perfettamente intesi; il che è dimostrato
nell'articolo dell'usura, che Dio permette verso l'estraneo,
e la proibisce col proprio nazionale [#]_; e la ragione si
è, che dalle nazioni estranee è permesso l'esigere quell'usura
che è accordata dalle leggi del paese, ed in cui essa è in
uso tra gli abitanti, come sarebbe a' nostri giorni il 4, o 5
per 100, e pretendendo da un estraneo più di quello che viene
[pg 30]
dalla municipale legislazione prefisso, è una frode; e ad
un israelita, anche uno per mille è vietato, appunto per essere
questo un precetto d'ordine positivo, come si rileva dalla
divina legislazione; come vi sono ancora delle altre prescrizioni
superiori alle umane cognizioni; e si osserva, che tra le lodevoli
azioni descritte dal reale salmista, cioè di non prendere
benchè minima usura, accerta, che chi le osserva non inciamperà
in eterno [#]_. Su di questo testo _`i Rabini hanno spiegato`
nel Talmud [#]_ che si tratti di colui che abborrisce l'usura
a segno di non esigerla neppure dall'estraneo; e questa è un
ottima Talmutistica instruzione, come si vede in tutte le altre
cose; dovrà dunque il compilatore di queste tali opere dividere
li trattati con buon ordine, onde facilitarne l'intelligenza
agli studiosi, spiegando prima li doveri dell'uomo verso
Dio, cioè l'amore al medesimo dovuto, il timore, il contenersi
secondo le di lui leggi, e la purità de' costumi; indi il
dovere dell'uomo verso il sovrano, come suddito verso il superiore,
ed alli maggiori a cui è sottoposto, e così il dovere
morale verso ogni individuo della società; il tutto si esporrà
con savio e prudente criterio, e con pruove tratte dalla legge
divina, dalle profetiche prescrizioni, e da' dettami de' nostri
savi Rabini (di felice ricordazione) e queste tali compilazioni
doveranno essere estese in pura lingua ebraica, ed indi
un perito nella lingua allemanna dovrà tradurle in elegante
idioma tedesco, e col mezzo di una tale traduzione dovrà il
maestro instruire i suoi discepoli, e ciò affinchè profittino in
ambidue le lingue, instruendoli e nell'ebreo, e nel tedesco
idioma, poichè ad ogni costo dobbiamo ben ammaestrare li
nostri figli nella lingua ebrea, affinchè capiscano la grammatica
originale, e così le figure e la forza della lingua, onde passando
alle scuole misniche, e talmutistiche sappiano, mediante
[pg 31]
le cognizioni della lingua, conoscere le cose nella loro vera
sorgente ed origine, e se anche crescendo in età, passeranno
alle arti od al commercio, le cognizioni acquistate nella gioventù
loro torneranno utili, onde capire il litterale della scrittura,
e comprendere la forza delle quotidiane preghiere, ed
intendere li libri di morale, e cose simili che sono tanto atte
a formar l'uomo, il suddito ed il cittadino; e col mezzo
delle acquistate cognizioni nella lingua tedesca potranno
profittare de' libri di storia, de' viaggiatori, e de' libri di commercio
che dalle altre nazioni sono stati composti: libri che
riescono assai utili, affine d'instruire vantaggiosamente l'uomo
nella legge umana, nel buon contegno, nella morale con il suo
simile, nel commercio, e così pure negli altri umani doveri.

.. [#] Exod. cap. 20, v. 14.

.. [#] Levit. cap. 19, v. 18.

.. [#] Levit. cap. 19, v. 17.

.. [#] Levit. cap. 19, v. 17.

.. [#] Proverb. cap. 11, v. 3.

.. [#] Proverb. cap. 14, v. 5.

.. [#] Proverb. cap. 1, v. 3.

.. [#] Psalm. cap. 15, v. 5.

.. [#] Salm. 15, v. 5.

.. [#] Talmud, tratt. Macot pag. 24, fr.




CAPITOLO VII.
=============

.. dropcap:: O
   :lines: 2

O Quanto sono da stimarsi le cose che accadono in tempo
oportuno, esclamò il più savio tra gli uomini [#]_, e tale
è appunto la presente felice combinazione che giustamente
in questi momenti esce da' torchi la buona traduzione
de' 5 libri di Mosè felicemente eseguita dall'eccellentissimo
sig. Mendelssohn nell'allemanna favella, e come abbiamo detto
al `5 cap.`_ la nostra nazione ne ricaverà sommo vantaggio,
perchè instruendo i maestri i loro discepoli, spiegando loro
col mezzo di questa felice traduzione estesa nell'idioma tedesco
il più purgato, ed il più eccellente, sarà a mio credere il primo
mezzo, onde incamminare la gioventù ebrea a ben parlare
la lingua patria, ed apprendere con un tal mezzo più facilmente
il genuino senso delle sacre carte; giacchè sino ad ora, essendo
gli instruttori mancanti, e nella pronunzia e nella purità della
lingua, non era possibile che potessero essi spiegare il testo
[pg 32]
ebreo, onde li fanciulli ne capissero il vero senso, poichè volendo
spiegare ad altri col mezzo di una lingua che è a loro
incognita e pellegrina, quanto gli uni perfettamente comprendono,
appunto perchè possedono la forza della medesima
lingua, si rende quindi indispensabile, che la lingua in cui
si ha da tradurre, sia molto bene trattata da quello da cui
viene essa spiegata, e che que' a' quali viene spiegata comprendan
la vera purità della medesima, e che convengasi intieramente
ne' termini, e così resterà altamente impresso nella
mente dello studioso il fondamento della lingua, il che sino
ad ora non poteva accadere, perchè si mancava nella buona
pronuncia, e nella adequata cognizione della lingua; non
avendo quindi il maestro li veri termini per spiegarsi con il
discepolo in certe frasi che egli andava traducendo, nasceva
perciò che lo scolare non giugnesse a penetrarne il senso, e
però in luogo di giovare al discepolo, lo imbrogliava anzi, e
l'obbligavano a dover alterare e contraffare con la irregolare
spiegazione li sacri testi che sono pure testi di purità per
ben 7 volte raffinati [#]_, e ciò tanto più, quanto che i maestri
non arrivando alla forza della grammatica ebraica [#]_, e
tanto meno la rettorica, e sentendo all'opposto li scolari da'
loro maestri barbarismi, vengono questi nella loro mente sì
altamente impressi, che non si scordano mai più in avvenire.
All'opposto col mezzo di questa felice traduzione s'instruiranno
tutti con una eguale formalità, accostumandosi a parlare
elegantemente il tedesco, e ad apprendere a perfezione la
grammatica ebrea, mediante le parafrasi che si sono già fatte
intorno a questa utile traduzione.

.. [#] Prov. cap. 15, v. 23.

.. [#] Salm. 12, _`v. 7.`

.. [#] I maestri della nazione ebrea _`hanno bisogno di una somma attenzione`
   nell'insinuare
   la pronuncia alle tenere proli, giacchè la loro lingua avendo la *Zain*,
   la *Samech*, la *Tzade*, e la *Scin*, forma una pronunciazione assai particolare che
   bisogna adattare a quelle delle rispettive nazioni, come devono fare i greci, gli
   allemanni, gl'illirici ecc.

[pg 33]

Nè avendo, come si è detto, saputo li maestri il valore
nè dell'una, nè dell'altra lingua, hanno perciò tradotte le
parole ebree da loro non intese con le più barbare e stravaganti
espressioni tedesche, cosicchè li sacri testi, le poesie, e
le sacre cantiche si ridussero insulse e del tutto alterate; e
quindi appunto nacque, che molti scolari siano mal riusciti,
ed abbiano sì malamente concepite le cose, che resi adulti
ed abbandonate le scuole si appigliarono al commercio, ed essendosi
ben di sovente incontrati nelle conversazioni degli innovatori,
e nemici della rivelazione, sentendo a trattare con
buon ordine e bellezza di lingua le loro proposizioni ereticali,
sono stati presi dalla forza del dire, e così dalla tessitura, e
si sono lasciati corrompere, misurando dall'eleganza la bontà
delle cose, e tale è appunto l'uso de' sciocchi, i quali quelle
cose che lor vengono spiegate nel modo che capiscono e che
le aggradano, si danno per vinti, decidendo il tutto essere vero:
e ciò deriva appunto, perchè non hanno da' loro maestri intese
delle chiare verità nello spiegare la legge divina, nè comprendendo
la forza della lingua con cui viene loro parlato, nè
le poetiche frasi, nè gli ornamenti rettorici, determinano
francamente, che la lingua ebrea non abbia alcun merito, e
che non vi sia nè piacere, nè dolcezza nelle proposizioni scritturali,
ed abbandonano quindi il sacro studio, dandosi in braccio
alla miscredenza, ed alla irreligione, come si vedono quotidianamente
gli esempi.

Sentendo all'opposto il fanciullo in seguito alla sopraccitata
traduzione tedesca la spiegazione della scrittura nel suo genuino
senso, questa in essolui sì altamente s'imprime, che anco
a fronte degli anni, e dell'età non fa smarrire di vista la
bellezza della lingua sacra, il di lei laconismo, e la dolcezza,
la grazia e la bellezza delle di lei poesie e rettoriche figure,
cosicchè non resta sorpreso punto dalla bellezza delle
spiritose frasi degli innovatori, dacchè egli è in grado di decidere
rapporto ai vantaggi che la nostra sacra lingua vanta
[pg 34]
sopra tutte le altre, contenendo in poche parole profondissime
questioni, nè contiene cose superflue, come le altre lingue, e
però quelli che giungono a comprendere la nostra lingua a segno
di conoscerne le radici delle sue voci, e come in conseguenza
ogni voce sia analoga alla natura dell'oggetto che si
denomina, come abbiamo spiegato nelli libri che abbiamo in
somiglianti materie dati alla luce, e nella parafrasi del Levitico
dell'encomiata traduzione, certamente aumenterà in un
desiderio di vieppiù internarsi nello studio di tale lingua, e
della divina legge, ed in seguito acquisterà maggior cognizione
ancora nelle altre scienze.

Osservate di grazia, o diletti fratelli, e considerate, come
il difetto della nostra nazione di essere mancante nella pronunzia,
e nelle cognizioni della patria lingua, quasi non si
estenda, fuorchè nelli nostri fratelli che dimorano nell'impero
romano-germanico; poichè quelli che sortirono dalla
Spagna e dal Portogallo trattano tra essi in commercio, e
nelle famiglie la lingua spagnuola a perfezione, e quelli che
abitano l'Italia, parlano a dovere l'italiano, e così li francesi
la francese, e l'inglese in Inghilterra; che anzi i nostri fratelli
orientali parlano bene il turco e l'arabo, ed i polacchi
la lingua di quel paese, con la sola distinzione, che essendo
essi originati dalla Germania, parlan tra essi un tedesco assai
corrotto, il che non fa torto appresso la nazione dominante,
la quale non parla quella lingua, ed essi sono abbastanza instrutti
nella lingua del paese.

Noi soli che abitiamo la Germania non abbiamo scusa di
giustificarci del cattivo modo con cui si borbotta tra noi la
patria lingua, abitando in mezzo ad una nazione che la parla
a perfezione, e che vanta scrittori abili nella poesia, e nella
rettorica in quella identica lingua. Noi all'opposto non
abbiamo pensato mai di profittare, nè di far instruire le nostre
proli, per modo che la conoscano e la trattino nel vero
suo sistema, essendosi sempre avvezzati a farli instruire dalli
[pg 35]
maestri polacchi li quali parlano la lingua nel modo più
barbaro ed il più corrotto, e che possedendola malamente,
come si è detto, pure così sfigurata la insegnano alli loro discepoli,
tuttochè questo contegno sia del tutto opposto alli
dettami delli nostri maggiori e dottori antichi, insegnando,
che non si ammettino nelli tribunali, se non se quelli e soli
giudici che sono esperti in tutte le lingue, perchè non siano
astretti a servirsi de' dragomani, come vediamo un chiaro
esempio ne' cortigiani del nostro pio re Ezecchia, che erano
ministri degni di un tale sovrano, e che erano tanto buoni
conoscitori delle lingue degli assiri, che dissero agli ambasciatori
del re di Assiria, che essi parlassero siriaco, dacchè loro
l'intendevano; e se li cortigiani della nostra capitale che conoscevano
sì perfettamente la propria lingua, si facevano un
dovere di conoscere la lingua de' loro vicini, come giustificaremo
la nostra trascuratezza noi che non conserviamo la purità
della nostra santa lingua, se non per quello che contiene il
canone della scrittura santa, e che popolando li paesi de' sovrani,
e conversando con popoli che sì bene parlano il tedesco,
facciamo tra essi la figura delle gaze e de' papagalli,
giacchè l'ebreo idioma deve essere adoperato ad un uso, ed il
tedesco ad un altro: il primo per il divino culto, per le preghiere
ed intelligenza delle sacre carte, ed il secondo per gli
mondani affari, per il commercio, per trattare la società,
per il jus, per la fisica, per le matematiche, e per tutti generalmente
gli oggetti del mondo.

Osservisi ancora, che li signori e gli eruditi delle altre
nazioni entrano spesse volte con noi in controversia di religione,
ed in discussioni scientifiche e morali, e che allora quando
il savio israelita è astretto a tradurre un testo scritturale,
o qualche assioma rabinico, non trova termini addattati e
capibili dal soggetto che tratta seco; e però offusca le sue savie
cognizioni con il barbaro modo con cui si spiega, con
un contegno assai opposto a quello che ci ha prescritto il reale
[pg 36]
le salmista, cioè di raccontare alle altre nazioni le opere aspettanti
alla divina gloria [#]_, dacchè è ognuno tenuto a comunicare
al publico ciò che riguarda la gloria e l'onnipossenza
divina, e specialmente in questi tempi in cui (lodato
Dio) la maggior parte degli stati che formano il nostro
mondo cognito, conviene nel punto de' divini attributi, accordando
tutti, ch'egli sia *incomprensibile, onnipossente, scrutatore
de' cuori*, ch'egli conosca il passato, il presente, e l'avvenire,
ch'egli condanni, e premj tutti a seconda delle proprie
loro azioni, ch'egli ascolti le orazioni del genere umano,
e provveda a' di lui bisogni, ch'egli regga il mondo con
giustizia distributiva, e che il suo contegno sia santo, pio,
misericordioso, e clementissimo, e così molti altri articoli che
sono il fondamento della divina legge, la quale a noi fu rivelata
mediante il nostro legislatore Mosè (che gode la vera
pace), e nella quale non v'è minima disputa tra qualsivoglia
religionista, perchè tutti li legislatori hanno bevuto le loro
notizie dalla fonte della divina legge; e quindi è, che un uomo
possa convenire con l'altro, senza andare in traccia del
punto intorno al quale le rispettive religioni controvertono,
perchè queste un tempo hanno formate le dispute le quali
causarono tante distruzioni; ma peggio ancora costato avendo
tanti rivi di sangue, ad onta di che è rimasto ognuno ne'
suoi propri principj, e negli usi de' suoi antenati, in vigore
de' quali un uomo non vanta diritto sopra l'altro, e conseguentemente
non deve portar odio a' suoi fratelli che sono
dati ad un altro culto, o di promuovere disputazioni che
producono odio, dissapori ed alienazioni in offesa del creatore,
e contra il publico e privato bene, del che tratteremo
precisamente nelle opere di morale le quali si compilano,
come si è notato al `cap. 8`_; e la poca cognizione della patria
lingua, produce, come dissi di sopra, questo cattivo effetto,
[pg 37]
che l'uomo dotto di una nazione non possa trattare con un
altro uomo erudito di differente nazione, e ciò con sommo
discapito e danno della società; e pure osserviamo, che i nostri
più savi antenati, e li più divoti abbiano composti molti
libri nelle scienze e nella morale in idioma arabo, come sono
i libri riguardanti i doveri interni di Rabì Becai il vecchio,
l'esposizione del codice misnico, e l'instruttore de' perplessi
del nostro celebre Maimonide, e quanti altri libri rispettabili
che scrissero i nostri fratelli spagnuoli, come potressimo
noi fare nel nostro buon idioma tedesco, dacchè ogni lingua
ha le sue grazie, e tutte atte sono a spiegare qualsivoglia
materia.

.. [#] Sal. 96, _`v. 3.`


Goderemo dunque il bel vantaggio, che li giovani avendo
appresa la scrittura santa dalla già lodata traduzione, mediante
maestri pratici nella lingua tedesca, ed uscendo dalle nostre
scuole averanno imparato il tedesco eloquentemente, e
passando indi alle scuole più alte, lo apprenderanno a seconda
delle regole grammaticali, e conseguentemente si perfezioneranno
nella lingua, e resi poi adulti, tratteranno cogli eruditi
delle altre nazioni, in materia di sacre lettere, e li testi che
saranno per addurre li citeranno con quella purità di lingua
con cui li averanno imparati, dacchè quando si apprende bene
nell'infanzia, resta altamente impresso nell'umana fantasia;
e così col mezzo di un tale metodo, e con l'ajuto della sopra
lodata traduzione, si accostumerà la gioventù a parlare
con eleganza, e si guarderanno sin dall'età giovanile dalle
cattive espressioni che sentono dal volgo, e conosceranno apertamente
di quale vantaggio sia il parlar bene, e quale sia l'effetto
che produca in chi ci ascolta, poichè dall'esperienza si
arriva a conoscere come pensi colui che ci parla; mentre
un racconto istesso ripetuto da tre differenti soggetti, ha tre
differenti gusti, cioè a seconda appunto delle grazie con cui
l'espositore lo condisce, e quello ch'è meglio diretto e più
a dovere spiegato, si rende più atto a persuadere l'uditore, e
[pg 38]
meglio ancor lo dispone al partito di quelle disposizioni a cui
si cerca col di lui mezzo d'incamminarlo. Le composizioni
poetiche sono di lor natura superiori a qualsivoglia rettorico
discorso; conciossiacchè le poesie dirette con il dovuto metro,
e debitamente disposte hanno l'attività di talmente operare
sull'anima, che giungono a scuotere le più oppresse potenze;
tuttociò però che si potrà dire della poesia, non sarà accordato
dalli nostri fratelli tedeschi, come quelli li quali non
conoscono la dolcezza, li fregi, la forza, dell'ebraica favella,
appunto per non averla mai esaminata dal suo vero fondo; e
quindi è, che la maggior parte de' libri sacri stati scritti come
ispirati dallo Spirito Santo, onde instruire il popolo nelle
sane sentenze e rassodarlo nel timor di Dio, furono scritti in
versi, e tali sono li salmi di David, gli scritti di Job, e
li proverbi unitamente alla cantica di Salomone: tale è ancora
la maggior parte delle profezie d'Isaja, quelle di Geremia,
e le altre di Ezecchiello, e così degli altri 12 profeti minori,
come pure buona parte del Pentateuco, cioè la cantica del
mar rosso, le profezie di Balaam, la cantica per il pozzo, ed
i penultimi capitoli del Deuteronomio: opere sono elleno sì
elevate e grandi, che una mente ben attenta e regolata ritrova
in esse un non so che di divino; e pure la maggior
parte della nostra nazione non fa intorno ad esse la menoma
osservazione. Quantunque la maggior parte degli stati sì presenti,
che passati hanno conosciuto, che la purità delle lingue
porti seco diverse cognizioni, e fisiche, e morali, e perciò
hanno rispettati e distinti li loro poeti, appunto perchè la
poesia produce mirabili effetti nella natura e nello spirito, ed
è una somma meraviglia il vedere, che nè in Germania, nè
in Polonia già da tanti secoli si sia prodotto un distinto poeta,
il che sarebbe compatibile in quelle nazioni le quali vanno
prive di esempi ne' trapassati loro antenati, non così però
negli ebrei, poichè, come abbiamo dimostrato di sopra, la
maggior parte de' libri sacri ha coltivato la poesia, nè si può
[pg 39]
dire, che essa sia inutile, poichè di questa hanno fatto uso i
profeti di Dio, e li nostri istessi re e principi della nazione,
e li più rinomati poeti delle altre nazioni in questo illuminato
secolo [#]_ hanno dovuto confessare, che il fasto, le grazie,
la dolcezza, la forza, il pregio che in se racchiudono le
poesie scritturali, abbiano superati li poetici componimenti
delle altre nazioni e di tutti i tempi, e non già solamente
quelle di Omero, di Pindaro, di Orazio; e perchè dunque le
abbiamo noi abbandonate, e non seguitiamo il costume? Ciò
è accaduto, perchè instrutti sin negli anni più verdi da imperiti
maestri nella lingua in cui essi ci hanno educati, ed educati
con frasi grossolane e popolari, non abbiamo gustata la
dolcezza delle buone frasi e la forza della lingua, come fanno
le altre nazioni; e però non abbiamo avuta una vera idea
del fondo di questa lingua e de' progressi di cui è essa capace,
ed in cui la provvidenza ha riposti tanti vantaggi onde
perfezionare lo spirito a seconda appunto di quelle proposizioni
col di cui mezzo noi siamo istrutti; poichè il discorso,
spiegando l'interno dell'anima, dà saggio della sua propria
abilità. Ora è impossibile, che si ottenga il desiderato
fine, se non col mezzo di un discorso purgato da qualsivoglia
equivoco, e con proporzioni esposte con garbo a quell'uditorio
a cui esse sono indirizzate, e mancandovi una buona
rettorica, necessaria per altro in ogni lingua da insegnarsi
con grande impegno: se, dissi, manca la rettorica, per quanto
siano sublimi le idee che uno da se stesso si forma, resteranno
miseramente sepolte, ed il fuoco che lo occupa resta
da se stesso soppresso; ed anzi si rende esso tanto meno attivo,
quantochè non è punto capace di risvegliare negli altri la
lor fantasia.

.. [#] Vedi la lettera di Monsieur l'Advocat professore di Sorbona 30 agosto
   1762 portata dal traduttore a car. 80 nel suo discorso succennato.


Noi ci lusinghiamo però, che qualora i fanciulli comincino
[pg 40]
per l'avvenire ad imparare regolarmente la lingua ebraica,
arriveranno a capire i sacri libri mediante la già lodata
traduzione tedesca, in cui sono tradotti altresì li canti della
sacra scrittura in versi tedeschi, purchè li maestri inculchino
a' loro discepoli l'utilità e la necessità di questa lingua, e
quanta attenzione si debba usare, onde li propri versi abbiano
credito nel mondo savio, e che verseggiando a dovere, si
giunga a persuadere e guadagnarsi lo spirito dell'uditorio, osservando
la consonanza delle parole, la purità delle frasi, la
forza degli esempi, e le parità, così insegnando i maestri,
vedranno svegliarsi dal loro letargo i discepoli; e molti, da
questo esempio animati, ne seguiranno le orme, sino a che
una parte di essi giugnerà al desiderato fine di divenire buoni
rettorici, ed insigni e distinti poeti.




CAPITOLO VIII.
==============

.. dropcap:: E
   :lines: 2

Ecco dunque finite le particolari osservazioni che erano
da notarsi intorno al nostro passato contegno, e molte
altre sarebbero ancora, le quali, in grazia appunto della brevità,
vengono ommesse; ma a questo, ed a più inoltre è stato
provveduto dalla pietà e saviezza di Sua Maestà Imperiale
(che Dio feliciti) mediante sua clementissima sovrana legge
con poche bensì, ma però significanti parole, avendo imposto
agli ebrei a dover erigere scuole in cui le proli israelitiche
imparar debbano la lingua tedesca nella vera purità, del
che certamente gioirà ogni amico dell'umanità, comprendendo
quanto vantaggio ricaveranno le proli future.

Sta dunque ora a voi, miei fratelli e signori, a sollecitare
l'effetto, ed a dar pronta mano all'opra sì salutare con fondare
scuole, provvedendole di tutto ciò che per esse è necessario,
mediante le quali abbiamo tutta la speranza di conseguire
l'effetto che si propose l'Augusto Monarca, e che tende alla
[pg 41]
felicità de' nostri figli, come si è detto; giacchè tutti gli
oggetti che da principio si fondano con pietà e giustizia, è
assai facile di conseguirne il loro avanzamento e la propagazione,
non meno che una incessante sussistenza; ma li principj
tutti sono difficili, e specialmente in questo caso in cui si
tratta di piantare nella nazione una novità sin ad ora inaudita,
di cui per il corso di molti secoli li nostri padri non ne
hanno avuto uso; nulladimeno gente di abilità e buona condotta,
come voi siete, non deve dubitare, nè perdersi di coraggio
per quelle piccole difficoltà che s'incontrano, giacchè
la vostra azione sarà compensata dal buon successo; riflettete
dunque, che non fate altro che rimontare li nostri antichi
principj e rimettere i nostri prudenti usi che non furono dimessi,
fuorchè per l'odio de' nostri indiscreti persecutori, come
abbiamo dimostrato al `cap. 3`_. Ora disponetevi dunque a
porre il tutto nel suo dovuto ordine; e veramente fa duopo
di una gran diligenza, e buon metodo nella prima instituzione;
ed il massimo pensiere deve essere quello di scegliere
maestri e professori abili e timorati di Dio, e ben periti
tanto nella grammatica e purità della lingua ebrea, quanto
nella tedesca, perchè possino instruire dal bel principio li loro
discepoli a leggere, e conoscere tutte due le lingue nel
modo dovuto; e per ben intendere la sacra scrittura, abbiamo
già detto, non esservi meglio che il Pentateuco già tradotto
dal lodato eruditissimo _`signor Mendelssohn`, giacchè la
traduzione è perfetta nella lingua, le spiegazioni sono secondo
l'intelligenza già approvata; e l'esposizioni secondo il vero
senso litterale de' testi rispettivi.

E se poi per avventura ne' vostri paesi non poteste rinvenire
soggetti abili per tutte e due le lingue, è vostro dovere
di cercarli in tutta la nazione, procurandoli, occorrendo, da'
lontani paesi ancora, perchè nel breve corso di anni tre, ne
avrete formati nelle vostre stesse _`communità`; e molti de' vostri
figli si renderanno capaci d'instruire li propri confratelli,
[pg 42]
dacchè molti tra la vostra gioventù si daran coraggio di ben studiare,
e d'imitare i dotti maestri che si saranno introdotti:
molti si affaticheranno e si moltiplicheranno le cognizioni, e
così accaderà ancora con le scienze legali, fisiche, e matematiche,
giacchè allora quando la gioventù si presenterà di buona
voglia alle università delle rispettive nazioni, ciascuno
riuscirà in quella scienza a cui averà maggiore inclinazione,
e fra pochi anni averemo il bel piacere di avere in qualunque
scienza de' professori nazionali, e così deve ancora accadere
nella compilazione de' libri atti ad instruire i giovani nella
fede e nella morale, che avendo tra voi soggetto che ne sia
capace, sarà un ottima cosa; e poichè è in verità molto difficile
di compilare un opera in buon ordine, e che sia analoga
e proporzionata alla qualità ed abilità de' discepoli, e
che l'opera sia analoga a' principj della nostra religione, e
che sia tale, onde non abbia alcun difetto, ed estesa in ebraico
tale da potersi agevolmente tradurre in lingua tedesca; e
poichè, dissi, ciò è molto difficile, convien cercare un tale
soggetto in tutta la nazione sino a tanto che vi riesca di rinvenirlo;
e con questo mezzo lo ritrovarete, giacchè, Dio lodato,
non siamo interamente spogli di letterati, ed ogni secolo vanta
soggetti proporzionati al bisogno; sicchè non mancherà chi
faccia la cosa a dovere; basta però al primo ingresso, che si
insegnino li testi della scrittura santa con la citata traduzione,
ben instruendoli nell'una e nell'altra lingua, ed in progresso
poi di tempo averemo de' scrittori, e nelle scienze, e
nella morale; ed anzi averete tra voi stessi uomini versati in
ogni letteratura.

Avvertite però, che gli scolari siano divisi nelle proporzionate
classi, e che nessuno passi da quella scuola ove s'insegnano
le rispettive lingue, a quella in cui s'insegna la scrittura
sacra, la fede, e la morale, sino a che non sia stato prima
ben esaminato da' direttori delle scuole, e che giudichino, se
abbia fatto il proprio dovere nella prima scuola, o meno;
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e così pure dalla seconda scuola non passi a quella in cui s'insegna
il codice misnico e le parafrasi, sino a tanto che si
abbia giudicato, che abbia adempito il suo dovere nella scuola
da cui sorte; e se non è giudicato capace allo studio del
codice misnico e talmudico, meglio sia che egli non perda
inutilmente il tempo, e si dia a quell'arte o professione a
cui meglio inclina, e che continui a frequentare le cattedre
della scrittura sacra e di morale, onde impari vieppiù i doveri
di ebreo, e quelli di cittadino, rendendosi così utile a'
suoi simili, tanto con la professione, quanto con i buoni costumi;
ed un eguale contegno si deve tenere con quelli che
passano dalla cattedra misnica a quella delle sottili e profonde
instruzioni talmudiche, e così tutti si renderanno felici
proporzionatamente all'abilità ed alla professione, e que' pochi
che si renderanno esperti nella difficile cognizione talmudica,
e che si saranno già prima perfezionati nelle scienze legali
e matematiche, riusciranno veri letterati, giacchè tratteranno
li principj della propria religione con il vero modo, e
con quel retto contegno in cui saranno stati istrutti, e col
mezzo delle cognizioni acquistate capiranno le proposizioni
talmudiche nella loro vera vista e con un distinto criterio,
e si renderanno utili alla religione e alla republica, facendo
anche onore alla nazione, ed i loro fratelli in qualsivoglia
esercizio impiegati li sosteniranno, e li ajuteranno, perchè saranno
di sollievo alle società rispettive, e utili alle società
generali ed allo stato, giacchè non siamo creati per essere
tutti profondi logici, talmudici, teologhi, o casisti, avendo la
bontà di Dio impartite alle anime distinte forze, e qualità
proporzionate, assegnando ad ognuna certa limitata disposizione
dal momento in cui fu creato, e ciascun si perfeziona a
seconda delle proprie inclinazioni intrinseche ed estrinseche.

E chiaramente si sono spiegati i nostri savi Rabini, dicendo,
che di cento che si presentano alle scuole, due soli riusciranno
per il Talmud, e cinque per l'intelligenza della scrittura;
[pg 44]
perchè dunque vorremo noi forzare gli animi a quelle funzioni
per le quali non hanno una naturale disposizione, tanto
più, che con un simile contegno noi li allontaniamo da
quelli esercizi a' quali sono naturalmente portati: oltre a che
vi sono ancora tanti oggetti a' quali conviene saviamente provvedere;
ma io mi accerto, che la vostra prudenza e buon
contegno disponerà ogni cosa a dovere; giacchè la lettera
amica che io vi scrivo, non è, che un effetto di amore fraterno
per prevenire il minuto popolo, il quale non comprendendo
l'origine delle cose, e restando sorpreso dalle novità,
non sa distinguere, quale sia il vero bene, e quale il
vero male; quindi per instruire il medesimo, rapporto al fine
delle cose, ha clementissimamente fatte le sue ordinazioni S.
M.\  I. il vostro savio sovrano (che Iddio benedica) le quali
tendono alla vostra felicità, ed al perpetuo bene della vostra
discendenza, tanto per il passaggiero bene di questo mondo,
quanto per promuovere il culto divino e conseguire l'eterna
salute.

Io mi dichiaro di non avere avuta intenzione d'imporre
leggi alla parte sana della nazione, ed a' direttori della medesima,
perchè questi sanno da se stessi molto più di quello che
io li potrei rendere intesi.

Ora dunque, miei fratelli e signori, capi e direttori della
nazione, se voi vi darete pena di ben ordinare questo importante
affare a seconda delle savie prescrizioni del vostro pio
monarca, riscuoterete lodi e benedizioni universali, ed in seguito
le generazioni future benediranno il vostro nome, e ne
terranno perpetua ricordanza, con giustizia dicendo: siano pur
benedetti li nostri buoni antecessori, cui Dio ha inspirato di
operare tanto gloriosamente a nostro favore, e sopra tutti sia
benedetta ed esaltata la maestà del pio imperatore, il quale
da se stesso (e senza essere supplicato) ha instituiti ordini
tanto salutari alli suoi felici sudditi, non dimenticandosi della
nostra nazione, provvedendo anche ad essa in modo che ella
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si rendi felice, ed instruita, e tutti i nostri figli che da una
all'altra generazione si renderanno sempre più eruditi, si renderanno
in conseguenza utili alla società ed allo stato col
mezzo delle loro cognizioni ed azioni, e si dirà a ragione
di loro: queste sono le provvidissime produzioni del pio e
savio sovrano, il quale calpestando con magnanimo piede i
pregiudizi delli trascorsi secoli, ha introdotta la tolleranza tra
i popolatori della terra.

Il quale è appunto il grande, l'incomparabile, il gloriosissimo
sovrano :gesperrt:`GIUSEPPE` II, il di cui decoro sia esaltato;
e diremo noi tutti, che come egli ha valorosamente superata
la natura per operare graziosamente in una maniera
del tutto eccedente l'umano ordinario contegno, così il supremo
Dio, poichè lo ha distinto con una sì bella e virtuosa
anima, continuamente si degni di confortarlo, e di assisterlo
con buone inspirazioni, piovendogli in seno le più doviziose
sue benedizioni, colmandolo di felicità e di pace, in questa
e nella migliore vita. Amen.

   | *Discorso del vostro fratello, e servitore*
   
      | Naftalì Herz Weisel.

.. vfill::

.. role:: corsivolargo
   :class: gesperrt italics

.. class:: center

:corsivolargo:`IL FINE.`

.. vfill::

.. footnotes:: Note
   :class: small

.. tre note, 16,18,32 sono numerate fisse per assicurare la compilazione
   pdf, dato che sono riferite due volte (testo ed errata)

.. clearpage::

.. topic:: Nota di Trascrizione

   Alcune parole compaiono nel corso del testo con varianti ortografiche 
   che sono state trascritte fedelmente, come `comunità`_/`communità`_,
   Mosè/Moisè, istrutti/istruiti; in altri casi l'accentazione o gli
   apostrofi sono diversi dall'uso moderno: `un'importante`_.

   Sono stati corretti i seguenti refusi:

   .. |-->| unicode:: U+02014 >

   - **p.11 l.22** anno preso un regolato sistema |-->| 
     `hanno preso un regolato sistema`_
   - **p.14, nota (a), l.2** Mosè Mendelschon |-->| `Mosè Mendelssohn`_
   - **p.16 l.-5** istrute |-->| `istruite`_
   - **p.19 l.-5** quando a quella |-->| `quanto a quella`_
   - **p.20 l.12** quando nelle scienze |-->|
     `quanto nelle scienze`_
   - **p.21 l.11** i quali anno per base |-->| `i quali hanno per base`_
   - **p.22, nota (a)** E nostro uso |-->| `È nostro uso`_ 
   - **p.25 l.-8** vedendo prosperate |-->| `vedendo prosperare`_
   - **p.25 l.-6** nomi che anno avuto |-->| `nomi che hanno avuto`_
   - **p.27 l.1** (b) |-->| (a) (riferimento a nota 18)
   - **p.30 l.8**  i Rabini anno spiegato |-->| 
     `i Rabini hanno spiegato`_
   - **p.32, nota (a)** Salm. 12, v 7. |-->| Salm. 12, `v. 7.`_
   - **p.32, nota (b)** anno bisogno di una somma attenzione  |-->| 
     `hanno bisogno di una somma attenzione`_
   - **p.36, nota (a)** Sal. 96, v 3 |-->| Sal. 96, `v. 3.`_
   - **p.41, l.-10** signor Mendelhsson |-->| `signor Mendelssohn`_

   Le note a pie' pagina, marcate alfabeticamente per pagina nell'originale,
   sono state rinumerate progressivamente.

.. pgfooter::
